Frasi e pensieri e aforismi

Faccio a casa mia 629463

Un racconto di Kabir Di notte mi risvegliai all'improvviso, fuori c'era un temporale e l'aria si era fatta piu' fresca. Sentii un brivido di freddo e nello stesso momento di piacere perche' Giorgios istintivamente mi strinse con le sue braccia possenti. Sentivo le mie spalle scaldate dal suo petto villoso, la sua mano che toccava la mia pancia ed il suo caldo uccello sulle mie chiappe. Il freddo si faceva sentire allora tirai su il lenzuolo per coprirci meglio. Lui mi strinse ancora piu' forte e di conseguenza sentii il suo uccello strusciare sulle mie chiappe vogliose. Allora Giorgios mi penetro' sempre con il suo solito stile e rimase dentro ed io finalmente mi riaddormentai. La mattina mi svegliai col culo bagnato ed appiccicoso, segno che Giorgios era venuto mentre mi scopava ed io dormivo. Mi alzai, mi lavai e poi scesi giu' al negozio. Comprai delle cose da mangiare per passare la giornata fuori al mare.

Risoluzione: x Durata: Prezzo: 5. Risoluzione: incognita Durata: Prezzo: Sei in allenamento da giorni e giorni e mi sono accertata che quel coso con le gambe lo usi solo per pisciare FINCHE' non scopriamo la tua vera vocazione di schiavo. Forse ho trovato

Ella non si è mai realmente boccata indietro e alternava messaggi amichevoli ad altri, più spinti. Fino a affinché, non sono tornato da lei, dappresso la sua attività, per un differente appuntamento previsto dal nostro contratto di consulenza. Quel giorno, era impegnata insieme una cliente e mi sono accomodato in sala di attesa. La sua collaboratrice mi ha offerto un caffè e mentre sorseggiavo, in mente frullavano idee confuse: come flash, tornavano alla mente le immagini della volta altro e delle foto sexy che mi aveva inviato. Cominciavo ad avvertire movimenti laggiù, ma cercavo di scacciare i pensieri per non farmi scoprire. Avviamento la mia attività di consulenza e chiacchieriamo degli scenari futuri per la sua attività. Notavo che mentre conversavamo, lei si mordeva il labbro e mi fissava.

Un urlo strenuo e un vagito arrochito. Un pianto, anzi, due pianti. Appresso, piangono tutti i presenti. Poi, ti ritrovi a piangere perché — finché cammini a gattoni — vorresti alzarti, inerpicarti lungo una sedia, ma cadi. Ancora cadi.